In data 18 settembre 2018 il Garante Privacy, in audizione presso la Commissione lavoro del Senato, ha bocciato le visite fiscali “intelligenti” dell’INPS.

Nell’audizione, avvenuta nell’ambito dell’esame del provvedimento volto alla gestione delle visite mediche di controllo per i lavoratori del settore pubblico, Soro, ha spiegato che il modello messo a punto e adottato negli ultimi anni dall’Istituto costituisce una vera e propria profilazione dei lavoratori non conforme al nuovo Regolamento UE 2016/679 (GDPR).

In merito occorre precisare che, a fronte dell’ampia sproporzione tra numero di malattie e possibilità di effettuare visite di controllo, l’INPS si è dotata fin dal 2012, di un modello statistico di Data-Mining denominato “SAVIO” (finora utilizzato solo per i lavoratori privati) che consente di concentrare le visite mediche di controllo sui casi in cui è più ragionevole ipotizzare che il certificato medico del lavoratore riporti una prognosi più lunga del necessario.

SAVIO seleziona, pertanto, fra i 12 milioni di certificati annui dei privati, quelli per cui è più opportuno predisporre controlli consentendo un risparmio di circa 20 milioni di euro all’anno evitando indebite erogazioni per malattia.

Tuttavia, il Garante era intervenuto all’inizio dell’anno contestando la violazione di più norme vigenti a tutela della riservatezza dei dati personali e rilevando l’assenza delle necessarie misure di garanzia nell’utilizzo dell’attività di Data-Mining per cui l’Istituto ha ritenuto di dover prudenzialmente sospenderne l’utilizzo a partire dal 14 marzo 2018.

Il Presidente dell’INPS, Boeri, è però intervenuto in audizione il 6 settembre 2018, evidenziando che, a seguito dell’intervento del Garante, la programmazione “intelligente” delle visite fiscali è stata sospesa e si è proceduto ad una estrazione casuale con una diminuzione del 26,8% dell’efficacia delle visite fiscali nell’individuare lavoratori che sono assenti ingiustificati.

Inoltre, per effetto di questo shut down:

  • i casi in cui il medico fiscale ha riscontrato idoneità al lavoro che comporta una riduzione della prognosi si sono ridotti del 39,5%;
  • per i casi di idoneità in cui la prognosi viene confermata, la riduzione di performance è del 74,5%.

Boeri ha quindi chiesto che venga approvata una norma che possa consentire il ripristino di un sistema che consenta, nell’interesse del Paese, di far emergere le situazioni in cui, non necessariamente in mala fede, il lavoratore sia “meno malato” di quanto dica il suo certificato medico.

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